{"version":"1.0","provider_name":"Le Bois du Cazier","provider_url":"https:\/\/www.leboisducazier.be\/it","author_name":"charlotteJ","author_url":"https:\/\/www.leboisducazier.be\/it\/author\/charlottej\/","title":"Marcinelle : 1956-2016 - Le Bois du Cazier","type":"rich","width":600,"height":338,"html":"<blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"Ef661BwuPf\"><a href=\"https:\/\/www.leboisducazier.be\/it\/exhibition\/marcinelle-1956-2016\/\">Marcinelle : 1956-2016<\/a><\/blockquote><iframe sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" src=\"https:\/\/www.leboisducazier.be\/it\/exhibition\/marcinelle-1956-2016\/embed\/#?secret=Ef661BwuPf\" width=\"600\" height=\"338\" title=\"&#8220;Marcinelle : 1956-2016&#8221; &#8212; Le Bois du Cazier\" data-secret=\"Ef661BwuPf\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\" class=\"wp-embedded-content\"><\/iframe><script type=\"text\/javascript\">\n\/* <![CDATA[ *\/\n\/*! 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La fotografia, unica, vede quelle tracce leggere, impalpabili ed evanescenti, che sono dietro l\u2019espressione, che sono le discrete manifestazioni esteriori della nostra anima, fugaci, pronte per essere cancellate dalla leggera brezza della sera. Ed \u00e8 qui che arriva Marinelli, quando ancora la traccia \u00e8 visibile, ancorch\u00e9 confusa nel mulinello d\u2019aria che la sta per cancellare, quand\u2019\u00e8 sospesa a mezz\u2019aria nella sua leggera ma feconda obiettivit\u00e0 espressiva. Giovani Marinelli, con questi nuovi lavori, ha ancora una volta superato se stesso. Gi\u00e0 consacrato come il fotografo dell\u2019istante dell\u2019attesa, oggi, con questi nuovi scatti, ci dimostra di saper utilizzare la sua perizia per indagare altri fondamentali aspetti delle nostre profondit\u00e0. Questa volta impegna la sua arte per mettere a nudo ci\u00f2 che si nasconde dietro gli sguardi. Marinelli indaga adesso qualcosa che fino a ieri era completamente sconosciuto, anche per chi si pone davanti al suo obiettivo, qualcosa che si annida nei pi\u00f9 profondi meandri delle singole individualit\u00e0. Il viso non tradisce mai, e questo Marinelli lo sa bene. Prelevarne l\u2019aura, l\u2019essenza, \u00e8 per lui come far girare al contrario il vecchio vinile dei Led Zeppelin sui solchi di Stairway to Heaven; se ne ascolta tutt\u2019altra canzone, un brano nuovo, disarmonico ma familiare, con parole disarticolate ma che parlano di noi. Il viso con le sue impercettibili sfumature momentanee, quelle isolate dal flusso dello scorrere regolare del tempo, porta in s\u00e9 i veri messaggi subliminali della nostra anima; \u00e8 sempre sincero ed impietoso. Marinelli fa proprie solo le espressioni pi\u00f9 impercettibili, quelle Agli albori della sua storia, ancora nella prima met\u00e0 del diciannovesimo secolo, quando l\u2019immagine fotografica non si era ancora consolidata nella percezione generale, quando le immagini della quotidianit\u00e0 erano solamente poche tavole dipinte o disegnate, farsi fotografare od osservare una fotografia non era semplice,innocuo e senza conseguenze, come oggi. Nessuno era abituato a vedere il mondo riprodotto in maniera tanto fedele, trasposto su carta sensibile per mezzo della sola luce, qualcosa in grado di mostrare un \u2013 quasi esatto \u2013 doppione della realt\u00e0; e ci\u00f2 spaventava. Non si riusciva istintivamente a giustificare come fosse possibile fermare una scena della vita, senza da questa prelevarne o averne sottratto anche solamente una sua piccola porzione. A maggior ragione per i ritratti: era come se al soggetto venisse sottratto un velo dalla sua anima; per ogni fotografia una sua piccola parte volava via per andare ad imprimere la pellicola, ad ogni scatto una sottile velina di energia vitale si disperdeva per arrivare a comporre la nuova immagine. Come avrebbe detto Roland Barthes, a differenza di un dipinto, davanti a quell\u2019obiettivo il soggetto c\u2019\u00e8 stato veramente, c\u2019e stato ed ha lasciato l\u00ec qualcosa di s\u00e9, di effettivo, qualcosa che nessun altra rappresentazione avrebbe mai potuto catturare: uno strato della sua anima, appunto. \u00abFotografare significa infatti appropriarsi della cosa che si fotografa\u00bb(Susan Sontag, 1973). S\u00ec, perch\u00e9 la fotografia, unica rispetto a qualsiasi altra arte, ha quella capacit\u00e0 di prelevare, di estrarre e fermare [&hellip;]"}